Tresso: “Alle primarie io e Lavolta al 60 per cento. Dai numeri una lezione per confrontarci subito”

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Francesco Tresso, per un pugno di voti, non ce l’ha fatta. E sarebbe stato, davvero, il motivo della più importante sorpresa delle primarie torinesi del centrosinistra. Secondo classificato, si è fermato a soli a trecento voti dalla vittoria, ed ora chiede con urgenza un tavolo a tre con Stefano Lo Russo e Enzo Lavolta per discutere il programma per la Città, la linea politica e la strategia dei prossimi mesi. Il dialogo va anche aperto – poi – ai pentastellati, centomila nel 2016, molti dei quali in libera uscita elettorale. “Serve un tavolo più ristretto tra coloro che alle primarie hanno partecipato e hanno una consistenza di voti. Se con Lavolta portiamo a casa più del 60% dell’elettorato qualcosa vuol dire”.”Qui c’è una coalizione che ha dimostrato di avere un’identità plurale, senza una posizione egemone. Lo Russo non ha neanche il40%, io e Lavolta insieme facciamo più del 60%. I numeri bisogna leggerli in questa chiave: c’è una coalizione articolata che necessita di una condivisione della linea politica: nessuno la può dettare da solo”. Difficile dargli torto. Tresso (nella foto sopra) sottolinea la necessità di una agenda politica immediata, che parta dal dialogo con il vincitore delle Primarie ma anche da altre forze in campo e dagli ex elettori del Movimento Cinque Stelle. A breve, Tresso potrebbe dar vita ad una nuova formazione, il nome è in cantiere, che sarà di prevalente natura civica e che potrebbe raccogliere, come ha dimostrato il suo sorprendente share delle primarie, forze ed energie nuove, specie tra i giovani (Friday e Sardine, tanto per cominciare). E’ specialmente sui numeri che si concentra l’analisi dell’ingegnere ambientale: la vistosa carenza di afflusso da parte degli iscritti al PD, la debolezza del voto in alcune aree cittadine, e nelle periferie, necessita dell’adozione di una analisi ruvida e schietta su esigenze vere e bisogni urgenti della città, spesso ignorate e trascurate da partiti ed apparati. Il popolarissimo Max Casacci, Ilda Curti e molti altri protagonisti della vita culturale e artistica torinese si sono mobilitati, e continueranno a farlo, per il candidato che – a detta proprio del fondatore dei Subsonica – se avesse avuto ancora una settimana di tempo, sarebbe stato un candidato – sindaco “incredibile”. L’esigenza di una lista autonoma e inedita, fortemente innovativa sul piano programmatico, è la precondizione per fronteggiare – allargando la base del consenso all’area di centro sinistra – le possibilità di Paolo Damilano, che già da mesi conduce iniziative ed eventi in giro per la città ed è sostenuto da Lega e FDI. Pensare di vincere al primo turno, come ha trionfalmente dichiarato il primo classificato alle primarie sull’onda dell’euforia, non sembra, a molti commentatori, un proposito realistico. Un confronto tra i dati del voto al primo turno e quelli del ballottaggio, nelle elezioni 2016, dovrebbe fornire qualche eloquente insegnamento.