Torino, le immagini – choc da via Roma: la follia devastatrice

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Si ringrazia per il materiale fotografico Fabrizio Civiero

  • Mentre centinaia di esercenti commerciali, ristoratori e titolari di aziende duramente colpite dalle nuove disposizioni, manifestavano pacificamente, in Piazza Vittorio, il loro dissenso civile, qualche migliaio di facinorosi ha letteralmente scatenato, tra Piazza Castello e via Roma, verso le 21,30 di lunedi e per un paio d’ore, la sua furia dissennata su una serie rilevante di negozi, vetrine ed attività. Soprattutto nella centralissima Via Roma, gruppi di giovanissimi, con numerosi ultras delle tifoserie calcistiche, come è stato riferito dale Forze di Polizia, hanno devastato una decine di esercizi, come testimoniano le fotografie gentilmente concesse a City da Fabrizio Civiero, operatore commerciale nel settore dell’abbigiamento che ha, giustamente, diffuso nell’ immediatezza dei fatti le sconcertanti immagini sui social, frutto della follia di una minoranza di teppaglie. L’auspicio è che i facinorosi, grazie alle numerose telecamere presenti, possano essere rapidamente indentificati e perseguiti, e puniti come meritano. In un momento di già grave difficoltà, colpire indiscriminatamente bersagli che sono l’eccellenza della popolare arteria cittadina, veicolo di ricettività turistica e di apprezzamento corale per bellezza e immagine simbolica del capoluogo subalpino, appare un deciso episodio di criminosa dissennatezza, sbagliato per metodo e che sembra fatto apposta per deformare e far strumentalizzare, da parte dei soliti bempensanti, giuste e legittime proteste del mondo imprenditoriale. Per il settore del commercio, oltre al danno, la beffa. Giova richiamare che la città deve stringersi, senza se e senza ma, al fianco delle categorie più colpite, diffondendo la consapevolezza delle loro difficoltà e della necessità di sostegni e risposte non episodiche, ma organiche e convincenti per evitare spirali sempre più drammatiche per l’economia torinese e piemontese. Ed il pericolo, purtroppo, c’è davvero.