Ristorante Defilippi: a Gassino la magia della tradizione piemontese

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  A Gassino, in Strada Rivalba 8, ha sede il Ristorante “Defilippi”, uno dei grandi e tradizionali templi della cucina della nostra eccellenza gastronomica regionale. Uno spazio amplissimo – con molte sale di diverse dimensioni – e ben organizzato, che ha riaperto da qualche giorno con una rigida attenzione ai precetti After-Covid garantendo, tuttavia, alla clientela una sicura e vivibile atmosfera: tavoli ben distanziati, area all’ aperto dall’ assetto solido e dai profumi caldi e luminosi come gli arredi in legno dell’ interno. Scegliamo di mangiare fuori, personale gentilissimo e di grande eleganza e chiarezza nell’esposizione. La conduzione è familiare, ma la professionalità e la classe sono davvero da leccarsi i baffi. Il giardino e’ curatissimo,  le aiuole fiorite, alberi e siepi vivaci e colorate, lo spazio arredato con ombrelloni che riparano gli ospiti dalla calura del giorno e rendono assai piacevole una serata all’aria aperta in pieno relax. Il giardino può contenere una sessantina di posti. “Al gir dij antipast”, innaffiati da Barbera Superiore di Vinchio e Vaglio, è all’insegna della sicura tradizione piemontese, come del resto l’intero palinsesto offerto dal locale. Si succedono carrellate fredde e poi calde: lingua in salsa verde, salumi gustosi ed un favoloso prosciutto crudo, insalata russa con terrina di pollo, flan di verdure, frittatina alle erbe ed un eccellente vitello tonnato. Tra i primi scegliamo un validissimo risotto agli asparagi. Poi, la dura scelta tra un mix di arrosti e brasati d’eccezione (scelti da uno dei miei commensali, Alberto, e molto apprezzati da uno che di carni se ne intende) ed il re incontrastato ed ancestrale della “tradissiun piemonteisa”: il fritto misto, tramandato con una ricetta del 1918 e vera cifra del “Defilippi mood”. Tra le carni (su richiesta) vengono con sapienza servite anche le frattaglie e poi le verdure, e tra i dolci, seguendo i canoni della storia gastronomica del nostro Piemonte l’amaretto, il semolino dal gusto inconfondibile, la mela e lo zabaione. Dopo una vasta gamma di dessert e un buon caffè, la sorpresa: un prezzo davvero inimitabile, per la sua convenienza, se raffrontato alla qualità degli spazi, alla ineccepibilità del servizio, alla gentilezza del personale ed alla validità dei piatti: trentacinque euro a testa. Dopo quarantene e sacrifici clausurali, una cena che e’ una vera terapia di gusto, onestà, serietà ristorativa e professionale e soddisfazione. Un appuntamento da ripetere con convinzione, una solida tradizione da inverare.

Max Gius