“Il giudice bambino”: il nuovo libro di Marco Baroncini

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Grande successo per la presentazione del libro “IL GIUDICE BAMBINO” all’Istituto di criminologia di Vibo Valentia con il Rettore Saverio Fortunato. Con l’autore l’avvocato Marco Baroncini, il Dott. Camillo Falvo (Procuratore Capo Repubblica di Vibo V.), il Dott. Vinicio Nardo (Presidente Consiglio Ordine Avvocati Milano).

Se Pascoli nella sua poetica del fanciullino ritiene che in ognuno di noi ci sia un bambino con le capacità di meravigliarsi, “ con il ricorso allo stupore, alla meraviglia del bambino in noi e all’ingenua dolcezza della sua anima,” si vive senza sofferenza. Per l’avvocato Marco Baroncini, autore di molti manoscritti in campo giuridico, docente di Procedura Penale all’Istituto di criminologia clinica di Vibo, ritiene che lo stesso “fanciullo” anche non più apparentemente bambino, ha l’abilità di sorprendersi delle piccole cose, indipendentemente dal lavoro che svolge.

Infatti, nel suo “Giudice Bambino”, appena fresco di stampa edito da G.Giappichelli, alla ricerca della verità processuale oltre il ragionevole dubbio, si racconta. Con modestia letteraria e poetica della giuridica moderna. Riesce a coinvolgerci in episodi che lui stesso ci concede sconvolgendo anche il nostro grigio umorismo. La sua chiara, quanto simpatica voglia di descrivere ciò che si “respira” all’interno dei palazzi giudiziari, rende meno pesanti i codici di Procedura Penale che nei vari processi, ne menziona casi di estrema singolarità. Muove la sua tesi esponendo sintassi processuale e la neutralità di chi è soggetto a giudicare e, contro la spettacolarizzazione del processo divenuta psicoanalisi per menti solinghe rapite da algoritmi. La fa, appunto, con un compagno, dal quale non si separa mai: il filosofo Popper, amico di tante notti insonni. Le sue teorie scientifiche, il suo stile nella ricerca del sapere è divenuto il popperiano pensiero. Quindi, che fonde radici sull’equilibrio, una continua ricerca della verità. Emergono i codici, i commi con i quali giudici e magistrati e professionisti forensi hanno fatto i conti. Molti, sono coloro che credono nella giustizia, ma necessita riforma, come un ritocco sulla separazione delle carriere.  Il professore, senza arringare, parla anche dei conflitti interiori che sopportano i giudici. Di coscienza, di cui difende l’esistenza. Insomma, un libro che oltre ai contrassegni numerici che ci ricordano raccolte di leggi, c’è ancora chi continua a indossare quella toga con onore e lo fa con lo stato d’animo di un fanciullo o, dovrebbe, comunque, provare a farlo. La sua genuina onestà e sincera serietà. E il pensiero che insegue diventa riflessione tangibile e lo racconta senza indugio: la verità innanzitutto, mai mentire. Per lui, il giudice diventa custode, che “non può assumere un ruolo passivo di fronte allo scenario del sapere scientifico, ma deve confrontarsi con gli esperti e operare come garante della scientificità della conoscenza fattuale espressa dal processo e svolgere un penetrante ruolo critico…”.

Ricordando la post-fazione del Rettore dell’Università di criminologia di Vibo professor Saverio Fortunato. Egli condivide “la scelta di campo” dell’autore, che vede prevalere la scelta coraggiosa del diritto umanitario contro quella nel risolvere i casi come casistica processuale, solo calcolatrice. Il giudice, come rammenta il Rettore, non può essere solo logico ancor meno matematico, perché il diritto è vita. “Bello vedere qualcuno che si emoziona ancora, col tormento di non stare a commettere un errore giudiziario di non condannare ingiustamente un innocente, magari perché convinto che le prove parlino chiaro”.

Il dottor Camillo Falvo, Procuratore di Vibo, una lunga carriera in magistratura, dopo essere stato giudice civile, penale in processi importanti e, nonostante la sua giovane età ex professore esperto formatore nella scuola di magistratura sulla criminalità sugli indizi, partecipa alla presentazione del libro di Baroncini. Pago di un tema che lo vede in prima linea, apre il dibattito. “quale libro mi poteva interessare se non quello riguardante il mestiere del giudice”. Sorride soddisfatto. E rilancia: “Il miglior PM è chi prima ha fatto il giudice in nome del popolo italiano…”. – A cura di Ada Cosco

Ada cosco