Covid, il caos delle opinioni: “record di contagi”, “l’epidemia rallenta”

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– Ci sono situazioni nelle quali si ripensa con un certo interesse a quel filosofo francese che, giustamente, stigmatizzava come costituisca un fattore di profonda e crescente angoscia sociale, nel nostro tempo, la mancanza di autorevolezza vera delle opinioni. Ciascuno dice la sua, e sentendo in TV o altrove le opzioni argomentative di tre o quattro medici sullo stesso tema, vien quasi voglia di rivolgersi, alla fine, a un guaritore di campagna, come facevano i nostri nonni, in molti casi con efficacia. Da alcuni mesi, si dice tutto ed il contrario di tutto. Quando poi viene nominato commissario uno che dice palesi idiozie, e le dice con toni da pescivendolo aborigeno, la misura è colma. Se poi il governo lo tiene, e non lo caccia dopo due ore, la cosa allora si fà più interessante. Evidentemente, non si vogliono dare esempi virtuosi. Sopportate, e zitti. Prima o poi l’epidemia finirà. Si tratta di una morale sempre normativistica, ambivalente a tratti, ondivaga, ovviamente imnadatta e, come dice bene Massimo Cacciari, di un’azione amministrativa con “evidenti elementi di illogicità”. E se lo dice uno di sinistra, democratico vero, ma dotato di una certa, collaudata ed indubbia conoscenza della logica, è difficile gridare allo sbilanciamento pregudiziale, o all’apriori politico o ideologizzato. Veniamo al dunque. In Piemonte, siamo quasi arrivati a sfondare un record drammatico: quello dei 5 mila contagi al giorno. E ci siamo molto vicini. I casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte sono 112.054(+4.787 rispetto a ieri, di cui 2100, il 44% asintomatici).
I casi sono così ripartiti: 2177 screening, 988 contatti di caso, 1622 con indagine in corso; per ambito: 575 RSA/Strutture socio-assistenziali, 304 scolastico, 3908 popolazione generale.
I tamponi diagnostici finora processati sono 1.216.816 (+24.901rispetto a ieri), di cui 658.421 risultati negativi.

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che I ricoverati in terapia intensiva sono 348 (+8 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 4833 (+43 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 58.017.
Ecco il bollettino nel dettaglio:
Sono 77 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 11 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale è ora 4903 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 765 Alessandria, 300 Asti, 246 Biella, 500 Cuneo, 472 Novara, 2166 Torino, 256 Vercelli, 148 Verbano-Cusio- Ossola.

Ora vediamo, alla lettera, la dichiarazione di oggi. “Noi viviamo in Piemonte una situazione che sicuramente è critica – ha detto Alberto Cirio, nella foto sopra, presidente della Regione, che peraltro è persona generalmente e per temperamento individuale di grande prudenza ed accortezza, ai microfoni di “Un giorno da pecora” su Rai Radio1 – perché abbiamo un tasso di ospedalizzazione molto alto. Ricoveriamo molto di più della media nazionale. Tuttavia abbiamo anche un contagio che sta leggermente rallentando la sua diffusione: sta funzionando non tanto l’ultima zona rossa imposta dal governo, perché credo che gli effetti li vedremo tra 4-5 giorni, quanto il primo lockdown regionale che ho attuato con le mie ordinanze. Da diverse settimane le scuole superiori sono in didattica a distanza, sono chiusi tutti i centri commerciali nel weekend, e sono la capienza dei mezzi pubblici è ridotta al 50 per cento”.

Quasi cinquemila contagi, però “epidemia in calo”, ma solo per merito di alcuni provvedimenti, non gli ultimi, ma quelli precedenti. Ai lettori valutare,o forse è meglio non pensarci, e considerare che solo il tempo ci toglierà dalle scatole questo continuativo e quotidiano valzer di opinioni e frequenti contraddizioni, reali o apparenti. Con un adattamento – “hic et nunc” – alla terza elaborazione kantiana sulle domande-chiave, questo è “ciò che possiamo sperare”. Solo questo. Nient’altro.