Addio ad Hans Kung, genio ribelle

121

RICORDARE UN GENIO – Con Hans Kung, “teologo ribelle”, che ci ha lasciato ultranovantenne ma con la lucidità perenne del valore dei suoi capolavori, non mi sono quasi mai trovato d’accordo. Nè sull’eccessiva influenza barthiana, nè sull’atteggiamento verso il “paradigma greco”. Su due cose, invece, mi sono sempre sentito in piena sintonia col suo pensiero: l'”infallibilità” fragile del Papa latino e il suo approccio verso il dialogo interreligioso, l’unità, l’ecumenismo autentico, senza cessioni. Senza saperlo, o magari sapendolo ma senza mai ammetterlo espressamente, aveva sposato l’idea ortodossa, tipicamente ortodossa, della “pericoresis” adattandola alle religioni. Ma a modo suo. Eppure, devo riconoscere che come lui non c’era, e non c’è, proprio nessuno. Almeno nell’ultimo mezzo secolo. Divorando una decina dei suoi libri, in pieno Covid persino le straordinarie ottocento pagine autobiografiche, mi sono formato opinioni dogmaticamente diverse, ma il carisma, la completezza espositiva, la chiarezza esplicativa delle sue idee, la profondità dell’analisi non la trovo in nessun altro teologo, nè latino, nè ortodosso contemporaneo. Per questo gli rivolgo un omaggio di gratitudine infinita. Se vent’anni fa ho iniziato ad appassionarmi seriamente alla teologia, lo devo a lui, che la pensava cosi’ diversamente da me. Ma che è un genio insuperabile ed è, quindi, per me, un Vero Maestro. Che insegna a ragionare e a comprendere l’altezza dei concetti con umiltà e serietà impareggiabili. Adesso, in Paradiso avranno un bel pò di grane perchè l’abitudine a fare domande impertinenti, secondo me, non la perderà nemmeno in Cielo. Addio, Hans. Genio e Maestro. Che tutti dovrebbero leggere, studiare, analizzare, magari per confutare, ma sempre per riverire come uno dei più veri e grandi protagonisti del pensiero dell’Occidente, difficile, per non dire impossibile, da imitare. RIP.

m.g.