A Beneggi il Premio Volterrani al Salone per “Non chiamateci vallette”

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Torino- Non chiamateci vallette, il libro di Massimiliano Beneggi edito da D’IDEE (416 pagine, 18.90 euro, prefazione di Giorgio Simonelli), ha vinto la quarta edizione del prestigioso Premio Internazionale Egisto Volterrani per la Saggistica. Durante la cerimonia, tenutasi come di consueto al Salone Internazionale del Libro di Torino, è stato l’Assessore al Turismo e allo Sport di Torino, Domenico Carretta a consegnare il riconoscimento all’autore per aver narrato, con passione e con un ritmo coinvolgente, l’importanza del ruolo sociale della donna e della femminilità nella storia della televisione italiana. Un apprezzamento va rivolto alla giovane ma brillante casa editrice di Marco Sacco, che in pochi anni ha già conseguito un catalogo significativo di testi, specie nell’ambito saggistico.

L’Assessore allo sport e turismo di Torino Carretta premia Massimiliano Beneggi

Appassionato il commento di Beneggi: “È un onore per me ricevere questo premio, che dedico a tutte le donne. Era una sfida raccontare il percorso e lo sviluppo della femminilità sul piccolo schermo, senza essere fraintesi nelle intenzioni: quando si parla di donne occorre farlo sempre con la massima delicatezza. “Non chiamateci vallette” è un’occasione per restituire piena dignità a quel ruolo considerato erroneamente come il livello più basso a cui si possa pensare in tv. Per qualche anno addirittura diventato ingiustamente sinonimo di olgettina. Al contrario, è un ruolo che deve inorgoglire chi lo ha ricoperto: ripercorrendo la carriera di tutte le protagoniste dal ‘54 a oggi, ci si rende conto subito che il termine “valletta” fa rima con il termine gavetta, da un punto di vista concettuale oltre che semantico”. E aggiunge: “Oggi il giornalismo televisivo vede molte donne protagoniste, spesso arrivate sul piccolo schermo proprio come vallette. Se c’è stato questo sviluppo, è anche perché nel corso dei decenni sono stati raggiunti anche a livello sociale e politico dei traguardi fondamentali che finalmente andava la pena raccontare. Mi fa ancora più piacere ricevere il premio alla presenza di Giuliano Pisapia, in giuria con Max Giusio e altri storici e saggisti, che nella sua amministrazione da sindaco di Milano ha dato molto spazio alle quota rosa, di cui si parla in questo libro. Oggi abbiamo raggiunto la maturità per cambiare anche il nostro linguaggio e renderci conto che nessuna è mai stata una valletta nella vita”.

Nel libro, l’autore propone quindi di sostituire la parola “valletta” con “gospodina”, un termine di origine rumena con cui si indica la padrona di casa che si prende cura degli ospiti e della loro accoglienza pur senza essere la capofamiglia.

Con questo volume, si ripercorre l’evoluzione storica della televisione dal punto di vista femminile decennio dopo decennio, raccontando ogni singola “valletta” dal 1954 a oggi. Nel percorso della memoria che fa riaffiorare nomi famosi e altri ormai dimenticati, esprime inoltre un sentimento nostalgico per un certo tipo di programmi tv. Quelli fondati su un rapporto di collaborazione e non con una sola persona al centro della scena come ha insegnato il web. Lo fa sfiorando anche il pensiero filosofico dei più grandi pensatori (da Arthur Schopenhauer passando per John Stuart Mill fino a Stefano Zecchi), con un racconto avvincente e ricco di contenuti, destinati a essere argomento di dibattito. Nella copertina disegnata da Riccardo Mazzoli, si notano proprio i grandi conduttori che bucano lo schermo: a supportarli, però, testimoniando la loro centralità, sono sempre le donne. Le cosiddette “vallette”…